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Il Protocollo di Kyoto continua: Doha 2012 - un climate change conference

Data dell'evento:

DohaSummitSi è conclusa sabato 8 dicembre 2012 la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Doha (Cop18).
Tra gli obiettivi del summit, c'era quello di dare attuazione a quanto stabilito a Durban nel 2011 per migliorare le azioni globali per il clima, puntando al raggiungimento di un accordo globale, caratterizzato da impegni vincolanti per tutti i paesi.  La scadenza per la sottoscrizione dell'accordo, a Durban, era stata fissata per il 2015, con un inizio della fase operativa previsto per il 2020. Nella realtà gli accordi presi sono pressoché insignificanti: l'impegno dei governi e le indicazioni degli scienziati non vanno di pari passo.

Tre i punti principali:

1- Accordo per un prolungamento del Protocollo di Kyoto di altri otto anni, ovvero fino al 2020. L'obiettivo è una riduzione complessiva delle emissioni del 18% rispetto ai livelli del 1990.

Questa seconda stagione al Protocollo di Kyoto (la prima fase scadeva il 31 dicembre 2012), però vede tra i firmatari soltanto alcuni paesi (tra cui l'Unione Europea) che, insieme, rappresentano solo il 15% delle emissioni globali.


Canada, Russia e Giappone hanno fatto un passo indietro, rifiutando di assumersi impegni vincolanti nel secondo mandato a ruota di Stati Uniti, Cina ed India che non mai sottoscritto l'accordo.
I paesi che hanno assunto nuovamente l'impegno nel quadro del Protocollo di Kyoto hanno accettato di rivedere i propri obiettivi di riduzione delle emissioni al più tardi entro il 2014, al fine di aumentare i loro rispettivi livelli di contenimento delle emissioni.

I meccanismi di mercato del protocollo di Kyoto (CDM, JI e International Emission Trading) possono continuare, a partire dal 2013.

Vedi Decisione della COP18  

2- Tempistica per l'accordo globale sui cambiamenti climatici, in quanto è stata individuata  una tempistica per un percorso negoziale che dovrebbe portare a un nuovo accordo sul clima entro il 2015. Tale accordo, secondo le aspettative, stabilirà target vincolanti di riduzione delle emissioni per tutti i 195 paesi parte dell'UNFCCC.

3- Finanziamento ai paesi in via di sviluppo per accelerare il processo di riduzione delle emissioni, di adattamento e mitigazione. I paesi industrializzati hanno promesso di versare 100 miliardi di dollari l'anno al Fondo Verde per il Clima, stabilito a Copenaghen nel 2009, entro il 2020. Per coprire il divario sino ad allora, le nazioni in via di sviluppo hanno chiesto 60 miliardi di dollari in totale entro il 2015. La Gran Bretagna, la Germania e pochi altri paesi hanno promesso di contribuire con sei miliardi di dollari ma senza un impegno vincolante. In base al Percorso di Doha i paesi si sono accordati per ulteriori negoziati sulla finanza nel 2013.

Ulteriore punto di sviluppo ed unica vera promessa di Doha è il Climate finance, ovvero l'accordo sulle perdite e i danni in favore dei paesi di sviluppo. E' stato infatti promesso di stabilire un meccanismo istituzionale per far fronte alle perdite subite a causa di alluvioni, uragani, erosioni o dall'estinzione di specie animali e vegetali, dovuti al cambiamento climatico. Tale decisione rivela dunque una ammissione implicita dell'evidente legame trai molti drammatici eventi estremi ed il riscaldamento globale.


Prossima tappa: la Cop 19, che si terrà a Varsavia il prossimo anno.

Per maggiori informazioni visita il sito http://unfccc.int/meetings/doha_nov_2012/meeting/6815.php#decisions